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Ufficio Stampa

Roma, 25 maggio 2009

Università, Gelmini: "In arrivo la riforma. Novità per governance, valutazione qualità, reclutamento e diritto allo studio.

"Tra pochi giorni presenterò al CdM un ddl di riforma dell'Università che riguarderà i punti che io considero strategici per il superamento delle più rilevanti carenze del sistema italiano." - Sono le parole del Ministro Gelmini che oggi è intervenuta al convegno organizzato a Napoli dal Nisa, il Network degli studiosi italiani all'estero, dove ha incontrato studiosi provenienti dalla Columbia University, dall'Università di Berkeley, dall'Università di Londra, dalla Georgetown, dalla Luiss e dal Cnr - Credo di poter dire che l'università che uscirà da questa riforma somiglierà molto più di quella attuale alle università in cui voi lavorate. I punti principali toccati dalla riforma sono la governance, la valutazione della qualità, il reclutamento e il diritto allo studio.
L'università italiana, - ha proseguito il Ministro - fondata su un sistema pubblico di finanziamento è stata abituata a non vedere premiata la qualità. Da qualche anno la valutazione ha cominciato ad incidere significativamente sui finanziamenti: ma siamo solo agli inizi.
Chiave di volta dell'azione riformatrice deve essere la governance. Il principio fondamentale dell'autonomia delle università dovrà conciliarsi con la presenza negli organi di governo di figure esterne, che rappresentino competenze gestionali obiettive e interessi del più ampio contesto locale e nazionale in cui l'università opera.
Criteri di valutazione oggettiva, fondati su parametri accettati in sede internazionale, si sente la necessità, evidentemente, anche ai fini del reclutamento. Nostro obiettivo è da un lato ringiovanire il corpo docente dell'università italiana, forse la più vecchia del mondo, e d'altra parte trovare un sistema di reclutamento che premi il merito.
Una delle ragioni per cui l'università italiana in questi anni ha reclutato pochi giovani e poche figure comunque esterne, per formazione ed esperienza, all'ambiente stesso della Facoltà e del Dipartimento che procedevano alla chiamata, risiede appunto nelle carenze di una governance autoreferenziata, che ha distorto il principio dell'autonomia in una politica del reclutamento volta a favorire esclusivamente i laureati locali, o a far progredire in carriera il personale già in organico presso la stessa Facoltà.
La riforma che stiamo varando porrà un limite preciso alla possibilità di carriere tutte interne alla stessa sede. Una percentuale elevata delle chiamate, che nelle mie intenzioni non dovrebbe arrivare al 50%, sarà riservata a studiosi che non occupino già delle posizioni nella stessa sede. Si tratta di un cambiamento molto rilevante negli assetti e nelle mentalità dominanti nell'università italiana, che garantirà mobilità e interscambio di competenze, esperienze, idee, progettualità.
Il diritto allo studio è un tema a cui è dedicata una specifica attenzione nei testi legislativi che sto proponendo. Troppo poco l'Italia sta facendo su questo piano, e anche qui molti sistemi di Paesi diversi dall'Italia ci possono essere di esempio.
Dire che un sistema scolastico che offra a tutti le stesse opportunità in entrata per consentire ai capaci e meritevoli di raggiungere anche i più alti gradi di formazione è un pilastro della democrazia è una banalità: è appunto una realtà evidente. Ma è altrettanto evidente - ha concluso il Ministro - che attuare queste condizioni è estremamente difficile: e questo è lo specifico compito dell'esecutivo, e di un ministro, ed è un compito di cui sento tutta la responsabilità".