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Ufficio Stampa

Roma, 26 maggio 2009

Università, "3+2": luci e ombre

Questa mattina il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli ha presentato al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini i risultati della ricerca realizzata sullo stato della riforma universitaria del "3+2".
Ecco in sintesi i risultati della ricerca:

Più lauree in corso
ma meno studenti concludono il percorso universitario

La regolarità nel concludere gli studi nella durata prevista dagli ordinamenti, che era a livelli ridottissimi (9,5 %), è più che quadruplicata ed è raggiunta oggi da quasi 40 laureati su cento.
Nel 1995/96 concludeva in corso il percorso di studi solo il 3,7 % degli immatricolati (l'11,2 per cento comprendendo il ritardo di un anno).
Fra gli immatricolati del 2001/02 a concludere in corso sono 17,6 laureati su cento (32,5 entro il primo anno fuori corso). Tuttavia, se aumentano i laureati in corso, su un'intera generazione di giovani che si iscrive all'università solo una minima quota raggiunge il titolo nei tempi previsti.

Cresce la frequenza dei corsi ma diminuisce la qualità degli studi
In crescita la frequenza alle lezioni anche in facoltà e percorsi di studio tradizionalmente poco seguiti. Conoscenze linguistiche ed informatiche quasi ovunque risultano in espansione.
E' comunque diffuso il dubbio che la qualità della preparazione si sia abbassata, soprattutto tra i laureati di primo livello. Ma è vero che misurare la qualità della formazione non è operazione semplice.
Le possibili cause sono:

  • ampliamento della popolazione che ha avuto accesso agli studi universitari;
  • minore preparazione di tanti giovani provenienti dalla scuola secondaria superiore;
  • contrazione delle ore per ogni insegnamento;
  • moltiplicazione dell'offerta formativa e dei corsi non sempre giustificata da reali esigenze;
  • abolizione dell'obbligatorietà delle tesi.

Voti di laurea molto alti
In Italia, in media, si registrano voti di laurea molto alti, con una media che arriva a 108,7 su 110 nei corsi specialistici. Considerata la preparazione media degli studenti universitari, questo dato rivela che in alcuni casi si rinuncia a fare una valutazione effettivamente basata sulla qualità e sul merito.

Più della metà degli studenti prosegue gli studi dopo la triennale
ma acquisiscono la specialistica solo quelli economicamente favoriti

Il 60% dei laureati di primo livello prosegue gli studi acquisendo una laurea specialistica. I laureati di primo livello che decidono di proseguire gli studi sono i giovani provenienti da ambienti familiari socialmente ed economicamente favoriti e quelli residenti in aree del Paese economicamente più arretrate.

Laureati di primo livello apprezzati dal mondo del lavoro
ma cresce la percentuale di abbandoni

Anche i laureati di primo livello che non proseguono gli studi risultano complessivamente apprezzati nel mercato del lavoro ma l'abbandono degli studi già al primo anno d'iscrizione all'università è un dato consistente. Infatti, nel primo anno, abbandona quasi un quinto degli immatricolati.

Scarsa mobilità territoriale tra gli studenti italiani.
Meno studenti stranieri in Italia più studenti italiani all'estero

Cresce la tendenza a non allontanarsi da casa, a studiare nella sede più vicina quale che sia l'offerta formativa disponibile. A frenare la mobilità territoriale sono i costi, spesso insostenibili per le famiglie soprattutto dove mancano infrastrutture adeguate. A fronte di una scarsa capacità attrattiva delle università italiane verso i giovani degli altri Paesi, aumenta il numero dei connazionali che decidono di studiare all'estero.

Rapporto Università - mondo del lavoro
Aumentano i tirocini e gli stage fuori dall'ambiente universitario per gli studenti del nuovo ordinamento.
Stage e tirocini sono invece esperienze circoscritte fra i laureati pre-riforma.

Laureati: confronto 2001/2008
Laureati nel 2001: 172mila;
Laureati nel 2008 (post-riforma): 293mila

Fra i neodottori del 2008, la laurea è entrata per la prima volta nelle famiglie di 72 laureati su cento.

Età media dei neodottori
Nel 2001 l'età media alla laurea era 28 anni.
Nel 2008 l'età media alla laurea era 27 anni.

"E' per noi motivo d'orgoglio - ha affermato Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea - presentare questi dati che fotografano meglio di ogni altra ricerca lo stato del 3+2 in Italia. Una quadro che presenta luci e ombre in cui non mancano alcuni dati positivi".
"I dati - ha dichiarato il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini - dimostrano che l'università italiana ha bisogno di un profondo rinnovamento. Per questo è urgente una riforma che rilanci il sistema e la sua qualità. Credo sia indispensabile che le università pubblichino i risultati del loro lavoro e della loro didattica per poter misurare la competitività del sistema".